Menu

Il diavolo nei dettagli. L’inchiesta di Genova sui “finanziatori di Hamas”

Le note a pie’ di pagina dell’ordinanza di arresto contro i presunti finanziatori italiani di Hamas.

Mentre i telegiornali ci stordivano con la storia dei presunti finanziamenti al terrorismo travestiti da beneficenza verso la Palestina, io ho passato il fine settimana effettivamente a leggermi le 300 pagine dell’ordinanza di arresto contro questi nuovi sospetti. Adesso vi racconto tutto per filo e per segno e senza ipocrisie, però voglio partire da un dettaglio passato inosservato che in apparenza non c’entra niente con questa inchiesta, da una nota a pie’ di pagina dell’ordinanza di arresto. Voglio partire proprio da qui perché noi in questi giorni abbiamo sentito anche da chi in teoria simpatizza con il movimento a favore della Palestina le soliti frasi di circostanza: “Fiducia nella giustizia”, “la magistratura fa solo il suo dovere” e noi quindi dobbiamo prima di tutto sgombrare il campo da qualsiasi favola sulla presunta neutralità della giustizia.

Qui invece abbiamo a che fare, mi dispiace dirlo ai devoti della magistratura ma non intendo usare mezzi termini, con dei giudici che sono dei veri e propri estremisti ideologici e la loro ideologia è il suprematismo occidentale, l’idea che le persone che vivono nella nostra parte del pianeta siano superiori ai barbari che vivono fuori. E ve lo dimostro. Nella prima parte di quest’ordinanza il giudice per le indagini preliminari Silvia Cartanini vuole dimostrare che Hamas non è un movimento di liberazione della Palestina ma una minaccia globale, jihadista che vuole rovesciare qualsiasi Stato che non si conformi ai principi fondamentalisti che loro sostengono anche in modo violento per sostituirlo con uno Stato islamista.

E per dimostrare questa cosa fa una scelta piuttosto curiosa e cioè cita la dichiarazione di solidarietà dell’ex leader del comitato politico di Hamas, Khaled Meshal, una dichiarazione di solidarietà nei confronti degli studenti del Bangladesh che, forse qualcuno di voi ricorderà, poco tempo fa hanno rovesciato il loro corrottissimo governo. E qui, curiosamente, la giudice Cartanini sente come suo dovere è quello di condannare le rivolte in Bangladesh ricordando le pesanti perdite sofferte dalle forze dell’ordine. Ho controllato: ci sono circa una quarantina di morti tra le forze dell’ordine durante questa rivoluzione a fronte di circa 1500 studenti sterminati dal governo. Poi fa questa notazione di cui vi parlavo nota numero 14 a pagina 24 con il termine “studenti”, tra virgolette, bengalesi non si immagini un movimento culturale magari anche a carattere generazionale come accaduto nei decenni scorsi in Occidente.

Gli studenti non sono altro che gli allievi delle scuole coraniche ossia la Madrassa ossia il medesimo movimento che ha originato i talebani infatti taliban significa appunto studenti questa è la nota. Quindi se sei uno studente occidentale il tuo è un movimento culturale invece i poveri studenti del Bangladesh che si sono dati, tra l’altro, come capo del governo un premio Nobel per l’economia liberale, siccome hanno fatto l’errore di studiare il corano a scuola sono dei talebani. E questa sociologia da quattro soldi impregna tutte le prime cinquanta pagine dell’ordinanza in cui si vuole dimostrare la natura intrinsecamente terroristica del movimento Hamas.

Siccome però Hamas, almeno nel 2017, nei suoi statuti ufficialmente rifiuta l’utilizzo della violenza alti fuori dei territori occupati e anzi accetta, almeno formalmente, la soluzione dei due stati, l’ordinanza accumula una serie di citazioni di esponenti più o meno di spicco del movimento tratte dai media per dimostrare che in realtà in cuor loro i membri di Hamas non riconoscono l’esistenza dello Stato di Israele e vogliono una Palestina libera dal fiume al mare. E qui c’è un’altra nota in cui si compiange l’uso, spesso inconsapevole, di questo slogan nelle manifestazioni e anche in Europa. Eppure, siccome al giudice Carpanini piace la storia avrebbe potuto scavare un po’ più a fondo per rendersi conto di come l’idea di dover liberare quella terra dal fiume al mare sia un’idea di origine sionista che precede addirittura il 1948 e che si ritrova perfino negli slogan del Likud il partito di governo israeliano che quello sì, vuole e mette in pratica un Israele dal fiume al mare senza quindi nessuna terra per i palestinesi.

Dopo aver messo in chiaro la visione del mondo a cui si conforma, l’ordinanza entra finalmente nel merito delle prove presunte contro gli imputati. Ed è qui che le cose si fanno veramente sconvolgenti. Ma ve lo racconto nel prossimo video.

 (https://www.facebook.com/reel/2738247246517083)tps://youtu.be/upvNIxNXvfkhttps://youtu.be/upvNIxNXvfkhttps://youtu.be/upvNIxNXvfk.

Magistrati passacarte di IDF?

Le associazioni di beneficenza per la Palestina, che adesso la magistratura accusa di finanziare il terrorismo, per un quarto di secolo sono state oggetto di una strettissima sorveglianza con migliaia di telefonate intercettate, cimici installate nelle case e nelle automobili, indagini patrimoniali e pure un agente infiltrato che ha estratto copie di tutti i documenti delle associazioni, eppure nelle 300 pagine dell’ordinanza di arresto contro i 9 sospettati di aver costituito in Italia una cellula di Hamas, non c’è uno straccio di prova che anche un solo euro sia stato utilizzato per finanziare attività terroristiche. Ci hanno fatto vedere immagini di macchine contasoldi e mazzette di contanti che poi gli imputati trasportavano in valigette verso l’Egitto o la Turchia per farli arrivare a Gaza, però nelle carte c’è scritto chiaramente che i contanti provenivano dalle elemosine raccolte nelle moschee, venivano regolarmente contabilizzati e dichiarati alla frontiera. E siccome le associazioni sotto accusa mantenevano registri contabili molto precisi, è possibile ricostruire dove finivano questi soldi.

E finivano in adozione a distanza di orfani palestinesi, nella costruzione per esempio di un impianto di desalinizzazione per un ospedale di Gaza, o nel sostegno alle famiglie ricadute in guerra nel più estremo dei casi. Questo lo mettono, nero su bianco, gli stessi inquirenti che da 25 anni a questa parte, con una serie di indagini di volta in volta aperte e poi archiviate, provano a mandare in galera per queste attività benefiche le persone che sono state arrestate la settimana scorsa. E fino alla settimana scorsa le indagini erano sempre state archiviate perché i giudici spiegavano che la beneficenza, piacciano o no i suoi destinatari, non è un reato.

Allora che cos’è cambiato adesso? E’ cambiato, e parlano le carte, che Israele ha inviato all’Italia un dettagliatissimo dossier in cui spiega alle autorità italiane che in verità praticamente tutte le organizzazioni benefiche palestinesi non sono altro che una facciata per Hamas, che anche quando queste associazioni effettivamente svolgono attività benefiche, questo non fa altro che aumentare il prestigio sociale di Hamas, alimentando quindi indirettamente il terrorismo, e che comunque negli orfanotrofi palestinesi i bambini vengono indottrinati alla religione, cosa che immagino negli orfanotrofi delle suore non succeda affatto, e cantano canzoni contro i sionisti. E chissà perché questi bambini orfani ce l’hanno con i sionisti, e chissà perché sono rimasti orfani. Ma il dossier israeliano su cui si basa questa indagine della nostra magistratura non è semplice propaganda, no, è tutto supportato da prove irrefutabili che l’esercito israeliano ha rinvenuto nel corso delle operazioni a Gaza e in Cisgiordania.

Esattamente come il documento emerso dei tunnel che dimostrava i collegamenti tra Hamas e la flottiglia, vi ricordate qualche settimana fa, che poi si è rivelato un falso. O il documento che dimostrava che gli ospedali di Gaza erano tutte basi di Hamas, che poi si è rivelato essere un semplice calendario. In questo caso però non sarà neanche possibile vagliare l’attendibilità di molte di queste prove, perché Israele non si è neanche degnato di fornirle in originale.

È il caso di una testimonianza chiave per dimostrare il collegamento tra le associazioni benefiche e Hamas di cui con estremo candore i giudici italiani dicono in una nota a pie’ di pagina, stiamo aspettando che gli israeliani ce le mandino per intero perché per ora ci hanno mandato solo il riassunto, che loro prendono per buono. Ma facciamo finta per un momento che le prove fornite da Israele siano totalmente attendibili. Sarebbero utilizzabili in un processo italiano? Il giudice per le indagini preliminari spiega che sì, le prove raccolte in zone di guerra sono utilizzabili, secondo la giurisprudenza, sempre che siano state raccolte in osservanza dei diritti umani e costituzionali previsti dalla nostra Costituzione.

Io dopo aver letto questa frase mi sono messo disperatamente a cercare l’argomentazione giuridica che spieghi in che modo le operazioni dell’IDF in Cisgiordania e a Gaza siano conformi ai diritti umani, ma di questa argomentazione non c’è neanche l’ombra. Io lo so che sembra incredibile, però la magistratura italiana si è ridotta a questo, a fare da passacarte per l’esercito genocida di Israele.

Ma quindi non c’è proprio niente di vero in quello che ci hanno raccontato in questi giorni? Lo vediamo nel prossimo video.

(https://www.facebook.com/reel/2274517699627130)

 

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

4 Commenti


  • Katia Besagni

    grazie


  • Carmen

    Buongiorno. Grazie per questo articolo che mette ordine nella confusione di falsità che circola sui media, ma come si può vedere l’ultimo video? Io sono uscita da fb.


  • Rory zamponi

    Grazie


  • Robby

    Lo stato spende circa ventisette milioni ogni anno per le ingiuste detenzioni.. Se non sbaglio fu Giorgio Bocca a porre il problema dei criteri di selezione dei magistrati in Italia, argomento che andrebbe analizzato a fondo. Comunque un importante contributo che tra l’altro pone pesanti interrogativi rispetto alle unanimi condanne già sancite da grossa parte degli organi di informazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *