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Bologna: Student Hotel, repressione e privatizzazione

Alla ripresa della seconda ondata di COVID, dopo 8 mesi passati a darsi pacche sulle spalle tra ministri, governatori e industriali, dicendosi che si doveva investire sulla sanità, sulle infrastrutture pubbliche, sui ponti e sulle case per tutti, a Bologna ma come ovunque, i fatti dimostrano che la realtà è specularmente opposta: sanità provata, solo gradi opere inutili, zero ponti e case di lusso per pochi!

Uno studentato di lusso, l’ex edificio Telecom, occupato per mesi da centinaia di persone senza casa, sgomberato nel 2015, il mese scorso è giunto al termine della sua “riqualificazione”, nel quartiere di Bologna che più di tutti sta subendo gli effetti delle politiche speculative e di gentrificazione. Lo Student Hotel, di proprietà di una multinazionale che “costruisce hotel di lusso in tutta Europa, con proprietà già presenti a Firenze e un cantiere a Torino, offre stanze in affitto (nrd a studenti) a costi esorbitanti, al di sopra anche dal prezzo di mercato: le spese richieste vanno da un minimo di 500 euro per una stanza doppia ai 700 (sempre al minimo) per una stanza singola.
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L’inaugurazione dello Student Hotel, rimandata per la seconda volta ma in arrivo, rappresenta un vero “schiaffo in faccia” non solo per le giovani generazioni, come scrive Noi Restiamo, ma per tutti quelli che in questi anni e in questi mesi hanno perso lavoro, casa e reddito, a causa della crisi e del covid.
Per questo le diverse anime del movimento bolognese hanno organizzato un corteo, giovedì scorso, per mettere al centro lo scempio che si sta compiendo silente in quartiere.

“Abbiamo indicato che il problema centrale non è solo lo Student Hotel, ma il modello che rappresenta” scrive Noi Restiamo “un modello di sviluppo che vede nel profitto privato il motore della crescita, a discapito delle giovani generazioni e delle fasce popolari, che vede nell’esclusione e nello sfruttamento i trattamenti da riservarci. Abbiamo gridato che i responsabili di questa situazione in città sono sia il Comune sia Unibo: l’uno svende immobili ai privati e gli regala concessioni, arrivando a tutelare direttamente i loro profitti con i soldi pubblici; Unibo, invece, che si considera ormai un’università d’elité, piuttosto che tutelare il diritto allo studio preferisce costruire un campus per la Bologna Business School (di cui partecipa direttamente al consorzio che la forma). Il modello Student Hotel è creato ad hoc per garantire un’immagine di città ad uso e consumo di un’elité, mentre tutti gli altri vengono allontanati nelle varie periferie, una città dove il privato spadroneggia per i suoi interessi e il pubblico non gli pone nessun freno.”

Il problema infatti non è solo lo Student Hotel, che è solo uno dei simboli delle politiche di devastazione e privatizzazione dei territori, che nel quartiere Bolognina trova la sua massima espressione. Nel corso della giornata di giovedì scorso, dopo lo Student Hotel, i compagni di Noi Restiamo hanno colto infatti l’occasione per additare un altro speculatore che nel quartiere fa il bello e cattivo gioco come gli pare, il palazzinaro Pazzaglia. E assieme al messaggio portato dai compagni “il quartiere lo odia, e vuole vedere requisita la P House”, i compagni hanno ricordato che “chi devasta è l PD, chi saccheggia è ACER”, in solidarietà con i compagni di di xm 24, recentemente denunciati per devastazione e saccheggio, in occasione dell’anniversario dello sgombero dello storico centro sociale di quartiere.

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