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Bologna. Le ex caserme alla città, non alla speculazione!

Rilanciamo l’istruttoria pubblica sulle grandi trasformazioni urbanistiche di Bologna

Lepore e De Pascale sono tornati a parlare dell’area della Caserma Sani, sostenendo la necessità di realizzarvi alloggi riservati al Tecnopolo, confermando una visione della città piegata alle esigenze della valorizzazione immobiliare e dell’attrazione di investimenti, mentre i bisogni di chi già vive e lavora a Bologna continuano a restare senza risposta.

La discussione sulla Sani non può però essere separata dal destino di tutte le aree ex militari presenti in città che oggi sono alcune delle ultime grandi superfici ancora disponibili: per questo sono al centro di enormi interessi economici e rischiano di diventare l’ennesima occasione di cementificazione e profitto privato, sottratta alla collettività.

La Caserma Sani è un caso emblematico su cui da anni cittadini, comitati e realtà sociali riunite in Resistenze Spaziali con un progetto per aprirla al pubblico: un grande spazio verde, servizi di quartiere, attività culturali e sociali, abitazioni accessibili. Invece di discutere queste ipotesi, Comune e Regione sembrano voler destinare l’area a funzioni selettive, legate al Tecnopolo e ai processi di messa a valore dell’asse Fiera-Tecnopolo, consumando fino all’ultimo metro quadrato disponibile.

Con la crisi abitativa che colpisce Bologna, l’unico vero calmiere del mercato è un forte investimento in edilizia residenziale pubblica: case a canone sociale e sostenibile, patrimonio pubblico sottratto alla rendita, recupero degli immobili inutilizzati, stop alla svendita del patrimonio collettivo. Senza un aumento significativo dell’offerta pubblica, gli affitti continueranno a crescere e migliaia di persone saranno spinte fuori dalla città.

Per questo chiediamo che il futuro della Sani e di tutte le ex caserme venga discusso pubblicamente attraverso una istruttoria pubblica sulle grandi trasformazioni urbanistiche di Bologna. Le scelte che ridisegneranno la città nei prossimi decenni non possono essere decise nelle stanze del potere: devono essere sottoposte al confronto con chi Bologna la abita ogni giorno.

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