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La “lunga estate caldissima”, fra decreti, inchieste, razzismo e repressione a Firenze

Solidarietà e lotta non vanno in vacanza!

Immigrazione e sicurezza, sicurezza e immigrazione, da mesi non si sente parlare d’altro. Si vuole suscitare paura, insicurezza, odio, egoismo, ed evitare che i sentimenti di rabbia e malcontento siano rivolti contro i responsabili delle nostre vere insicurezze, un lavoro sicuro e pagato, una casa, scuole ed ospedali funzionanti. Si è creato ad hoc un (falso) nemico contro cui direzionare le tensioni sociali. D’estate, poi, si sa come riempire così le prime pagine dei giornali e animare i talk show..

Benché il governo Lega-5stelle oggi si presenti in discontinuità con i precedenti, c’è veramente difficile trovare questo tanto sbandierato cambiamento. Sulla pelle dei migranti, tralasciando il pietoso teatrino mediatico, si fanno interessi da tutte la parti, da una parte si muovono gli equilibri politici di chi vuole tenerci divisi, dall’altra parte si fanno gli interessi politici di chi vuole presentarsi con il volto umano, ma che in realtà dietro “l’accoglienza” nascondono interessi precisi, dal business che si cela dietro di essa, agli interessi delle imprese che godono così di una manodopera maggiormente ricattabile e a basso costo. 

E sempre tra paura, sicurezza e immigrazione si compiono importanti salti in avanti in materia di sorveglianza e punizione, che però non riguardano solamente gli immigrati ma tutti noi. Questo è avvenuto con Minniti, sotto guida del PD, e avviene oggi con il “Decreto Sicurezza” targato Salvini. Comune denominatore di entrambi i decreti è tenere saldamente insieme i provvedimenti rivolti agli immigrati con quelli contro la conflittualità sociale.

Giusto per citare un esempio che ben esemplifica la cosa, l’articolo 25 del decreto Salvini prevede che il picchettaggio -strumento secolare dei lavoratori e delle lavoratrici- diventi un crimine punibile da 1 a 6 anni, ma che in caso di condanna di un cittadino extracomunitario scatta l’immediata espulsione dal paese. Come vediamo, con tale provvedimento tentano di dare una risposta, sul piano della propaganda a quelle tensioni sociali incanalate contro gli immigrati, mentre sul piano materiale, lo stato continua a innalzare la propria armatura per difendersi da chi si organizza per cambiare il presente e la propria condizione di vita.

Tutto questo non è certo una novità, da sempre i governi ed i padroni reprimono le giuste rivendicazioni che si sviluppano sul territorio con denunce, custodie cautelari, processi e condanne, con la chiara volontà di criminalizzare le lotte, sia sul piano della prevenzione con controllo sociale e strumenti punitivi extragiudiziali, utilizzando la carta “dell’emergenza” che, che oggi può essere “l’immigrazione”, ieri il “pericolo ultras”, domani il “degrado” – per creare consenso attorno agli inasprimenti repressivi che compie.

Ciò che riteniamo sia fondamentale porre in evidenza è come gli apparati repressivi sia siano dotati nel tempo di Leggi specifiche, che oltre l’apparenza, agiscono poi sul controllo, e sulla punizione, dotando chi ci sfrutta tutti i giorni sui posti di lavoro degli strumenti necessari per impedire ogni tentativo di organizzazione dei lavoratori che si ponga in netta incompatibilità con le esigenze produttive di questo sistema. Tuttavia laddove si crea organizzazione, lotte e condivisione si creano parallelamente legami di solidarietà che spezzano quelle catene dell’isolamento che vorrebbero tenerci docili, divisi e impotenti. 

È in questo senso che riteniamo importante rilanciare le lotte in ogni posto di lavoro, quartiere, scuola, ma riteniamo altrettanto importante lottare contro la repressione analizzando i meccanismi messi in moto dallo stato per difendere gli interessi dei padroni rilanciando la pratica della solidarietà che sia capace, dove si vuole isolare, di allacciare legami e di organizzarsi collettivamente per lottare contro le ingiustizie sociali.

È per questo esprimiamo la solidarietà nei confronti di chi è punito per aver osato lottare contro un padrone, contro un summit del lavoro tra 7 grandi potenti in cui si decide delle nostre vite, contro gli interessi e la devastazione ambientale che si celano dietro alla grandi opere come la Tav, contro una scuola in cui l’unica cosa che conta è formare persone prive di senso critico che sappiano lavorare efficientemente privandole di ogni possibilità di lotta in difesa dei propri interessi.

È in questo senso che vogliamo esprimere solidarietà nei confronti delle compagne e dei compagni arrestati per aver osato opporsi al G7 del lavoro nel 2017, con due compagni fiorentini posti sotto misure cautelari, così come nei confronti di chi viene caricato per un picchetto davanti la propria azienda, come sta accadendo da giorni davanti a stabilimenti tessili e non nel pratese, nei confronti di chi viene colpito da fogli di via per la propria attività sindacale, da chi viene perquisito per aver resistito ad una carica della polizia. A chi nella nostra città anima percorsi di lotta e autorganizzazione, ai lavoratori del Si Cobas e agli/alle studenti/esse inquisite per il 25 Aprile scorso, va tutta la nostra solidarietà!

Con la stessa determinazione che ci porta a lottare contro le ingiustizie, con nel cuore e nella testa un mondo nuovo da conquistare, diciamo chiaramente al nemico, che pensa di poterci tenere isolati e schiacciarci la testa, che nessuno sarà lasciato solo e che, ovunque ci sia un lavoratore, un posto di lavoro non sicuro, una casa vuota, un sistema sanitario al collasso, una scuola in rovina, ci saremo anche a noi a lottare fino a che non vedremo il tramonto di questa società basata su profitto, sfruttamento e prevaricazione di pochi privilegiati sulle spalle di tutte e tutti noi.

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