Il quotidiano britannico The Guardian ha potuto visionare un rapporto del Centro Nazionale dell’Antiterrorismo degli Stati Uniti, il cui coordinatore nominato da Trump, il fedelissimo Sebastian Gorka, è tornato ad accusare nuovamente gli alleati europei.
Si aggiunge così un altro tassello alle picconate di Trump contro gli alleati, confermando però che quelle esternazioni non sono delle “mattate” del capo ma una visione piuttosto organica e condivisa da tutta la sia amministrazione.
Richiamando parte delle tesi contenute nel Documento di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, secondo l’amministrazione l’Europa sarebbe diventata “un incubatore” di minacce terroristiche provocate dall’immigrazione di massa, puntando il dito contro “estremisti violenti di sinistra“, ed anche indefiniti “gruppi di estremisti pro transgender”.
Nel documento redatto da Gorka si legge che “gruppi ostili ben organizzati sfruttano i confini aperti e gli ideali globalisti collegati. Più queste culture aliene crescono e più a lungo queste politiche europee persistono, più il terrorismo è garantito”.
Per gli Stati Uniti la priorità sarà, si legge nel documento, “la rapida identificazione e neutralizzazione di gruppi politici la cui ideologica è anti-americana, pro-transgender in modo estremista e anarchica”.
Illustrando la strategia formulata nel suo dossier, Gorka ha “mostrato i muscoli” minacciando quelle che considera le minacce alla supremazia statunitense: “Noi vediamo una minaccia, rispondiamo e la distruggiamo, che siano i cartelli, jihadisti o estremisti violenti di sinistra come gli Antifa o gli assassini transgender, i non binari, gli estremisti di sinistra che hanno ucciso il mio amico Charlie Kirk, noi li abbatteremo”.
Ma chi è Sebastian Gorka? Nella prima amministrazione Trump, Gorka era durato solo sette mesi prima di essere costretto a lasciare l’incarico dagli “adulti nella stanza” a causa dei suoi legami — da lui negati — con un gruppo di estrema destra in Ungheria e con gli ambienti più squinternati del mondo Maga.
La sua fortuna è cambiata nuovamente con le elezioni del 2024 che riportarono Trump al potere e con un peso più decisivo del movimento Make America Great Again, facilitando così il suo ritorno alla Casa Bianca nel ruolo di “zar dell’antiterrorismo“.
“Ho aspettato questo lavoro da 25 anni,” ha confidato nel suo podcast prima di assumere l’incarico.
Sebastian Gorka è emerso come uno degli ultimi uomini rimasti al loro posto dopo un periodo piuttosto turbolento per la leadership antiterrorismo degli Stati Uniti.
Il suo capo, il consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz, è stato dirottato come ambasciatore alle Nazioni Unite dopo lo scandalo Signalgate, lasciando il ruolo ad interim al Segretario di Stato Marco Rubio.
Un altro colpo è arrivato quando Joe Kent, direttore del National Counterterrorism Center, si è dimesso il mese scorso in segno di protesta contro la guerra in Iran che – a suo avviso – sta spingendo gli Stati Uniti “ulteriormente verso il declino e il caos.”
Gorka era furioso con Kent. In una udienza al Council on Foreign Relations ha affermato di averlo chiamato il giorno delle sue dimissioni e di aver lasciato un messaggio definendolo una “totale vergogna” per aver criticato il presidente in tempo di guerra.
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